Perchè ricordare

22.07.2015

a Combattiamo ogni giorno una dura battaglia per salvaguardare la nostra memoria personale. Ormai per me non c’è agenda che tenga, sono qui che mi scrivo tutto ed anche in buon ordine. Viviamo una strana fase della nostra storia: siamo un paese in grave decadenza, bloccato ed incapace di rinnovarsi e però facciamo finta di trasformarci molto. Sembra di vivere in alcune delle pagine che Tomasi di Lampedusa, nel Gattopardo, dedicava all’atteggiamento della nobiltà siciliana dopo l’Unità d’Italia: cambiamo tutto per non cambiare nulla. Anche nella società italiana di oggi la voglia di cambiare è sovrastata da quella di lasciar tutto com’è. La differenza col Gattopardo è che per far finta di cambiare facciamo una tale confusione che ci scordiamo il punto formale di partenza. Si può ricordare per crescere, per fare tesoro dell’esperienza passata e scegliere, di conseguenza, come organizzare il proprio futuro.

aaLe vicende degli uomini e delle donne che hanno contribuito con la loro vita, le imprese, le opere a riempire i libri diStoria e di Arte di ogni tempo. La memoria è un elemento prezioso per conoscere persone che hanno vissuto in altri periodi e che hanno lasciato un segno che sicuramente rende le loro vite Immortali. La Storia e l'Arte affascinano coloro che gli si avvicinano con la mente pronta a sapere, scoprire, conoscere.

arte e musei

22.07.2015

zz Arte è immaginazione, è sentimento, è emozione, espressi e comunicati secondo canoni estetici che variano a seconda dei tempi, delle culture, dei caratteri dell'artista. Ma le emozioni e i sentimenti trasmessi sono universali, eterni, e sono una necessità imprescindibile del genere umano, fino dai suoi albori. Qui sta l'universalità dell'arte, da quella dei primitivi, che usava tecniche rudimentali, allo splendore del nostro Rinascimento, fino all'arte d'avanguardia che utilizza tecnologie avanzate.

“Occorre invece violentemente attirare l'attenzione nel presente così com'è, se si vuole trasformarlo. Pessimismo dell'intelligenza, ottimismo della volontà.” (A. Gramsci)